Author: Alessandra Parisi, Gabriele Liberatore
Committee: National Institutions Committee
Date: 23/03/2026
Lo scorso 18 marzo la dottoressa Alessandra Parisi ha discusso, presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Milano Bicocca, la Tesi di laurea dal titolo La lotta alla criminalità economica in Europa: White-Collar-Crime, Frodi IVA e la prospettiva di una Polizia Europea specializzata.
La ricerca è parte del Centro di Eccellenza Jean Monnet STEPPO – EPPO and EU Law ed ha avuto come Relatrice la Prof.ssa Benedetta Carla Angela Maria Ubertazzi e come correlatore il dottor Gabriele Liberatore.
La finalità dello studio è stata quella di analizzare le cause, lo status quo, nonché le prospettive, della lotta alla criminalità economica in ambito europeo, in particolare delle frodi IVA transazionali.
In detto ambito, la Procura europea ha rappresentato sicuramente una svolta nella promozione (indipendente da quella degli Stati membri) dell’azione penale nei confronti dei reati che ledono gli interessi finanziati unionali.
Contestualmente, però, l’attuale assenza di una forza di polizia europea altamente specializzata nella lotta al White-Collar-Crime, limita, da un punto di vista di intelligence, una efficiente, efficace e soprattutto uniforme risposta a detti illeciti, in particolar modo quando si rileva la partecipazione delle organizzazioni criminali.
Le frodi IVA intracomunitarie
L’imposta sul valore aggiunto è un tributo europeo sia perché è disciplinata, in primis, dalla normativa comunitaria che perché finanzia il bilancio dell’Unione.
Il funzionamento del tributo, fondato sull’esercizio da parte degli operatori economici della rivalsa e della detrazione, si presta agevolmente a comportamenti evasivi.
Dal 1993, con la caduta delle barriere fisiche doganali all’interno dell’allora Comunità europea, ha reso il sistema ancora più fragile ed attaccabile dagli operatori disonesti. Sono note da tempo le frodi Missing Trader Intra-Community e quelle carosello che sfruttano le carenze informative e di controllo transnazionali per attuare complesse e articolate frodi di rilevante importo.
Da ultimo, la globalizzazione, le nuove tecnologie e la Digital economy hanno comportato:
· un aumento esponenziale del volume delle operazioni commerciali effettuate fuori dai propri confini nazionali. Si pensi che, nel 2024, le transazioni intra-UE sono state valutate in 4.135 miliardi di euro con 6,5 milioni di operatori attivi e che sono stati importati più di 4,5 miliardi di pacchi di modesto valore (quasi il doppio con riferimento al 2023);
· il proliferare, la trasformazione (oggettiva e soggettiva), nonché l’insorgere di nuovi sistemi, delle frodi IVA cross border.
Numeri e trend che pongono delle sfide continue per quanto attiene la lotta a detti illeciti fiscali.
Al riguardo, la Procura europea, nei Report degli ultimi anni, ha constatato che le frodi IVA comunitarie distorcono in maniera significativa la concorrenza tra operatori economici, a detrimento di quelli onesti, e, per la prima volta, che sono sempre più utilizzate dalla criminalità organizzata, localizzata anche in territori extra-UE, per reperire risorse finanziare in modo semplice, proficuo e sicuro. Basta un abile commercialista ed uno scaltro avvocato.
In aggiunta, sempre la Procura europea ha rilevato come i promotori delle frodi IVA cross border attuino una risposta real time alle azioni di contrasto poste in essere dalla stessa e dalle Autorità fiscali poiché si avvalgono di nuovi sistemi che interessano, da ultimo, l’e-commerce ed arrivano persino a prelevare e non versare l’imposta pagata direttamente dai consumatori finali.
Ciò esige un intervento europeo multiside ed organizzato.
La risposta amministrativa
L’attuale disciplina comunitaria mette a disposizione delle Amministrazioni fiscali vari mezzi di cooperazione internazionale (scambio di informazioni; audit transfrontalieri; condivisione dei dati, ad esempio il Vies) e si avvale di Eurofisc quale rete di esperti antifrode in grado di trattare congiuntamente le informazioni per individuare le frodi e fungere da meccanismo di allerta precoce.
Una recente analisi ha rilevato come, benché detto quadro normativo comunitario risulti ampiamente efficace, pertinente e coerente nel rendere disponibili gli strumenti necessari per controllare le operazioni transfrontaliere, gli Stati membri non collaborano in modo sufficiente ed armonizzato.
Di conseguenza, la Commissione europea ritiene necessario rivedere la coerenza esterna al fine di assicurare un maggior approccio multidisciplinare nel contrasto alle frodi ed all’evasione.
In detta direzione, sono state adottate una serie di decisioni per rafforzare gli strumenti amministrativi necessari per limitare detti comportamenti fraudolenti.
In particolare:
· è stato creato il Cesop, un sistema elettronico centrale europeo che raccoglie ed incrocia i dati sui pagamenti transfrontalieri;
· è stato rafforzata la rete Eurofisc;
· dal 2023, il Vat in the digital age package ha introdotto nuovi obblighi di comunicazione digitale delle operazioni e la creazione del Central Vies a cui potrebbe accedere anche la Procura europea.
In aggiunta, si dovrebbe rafforzare la cooperazione multidisciplinare a livello comunitario tra le Amministrazioni interessate, quali l’Olaf, le Autorità di contrasto e quelle responsabili dell’azione penale, come Europol e la Procura europea.
La risposta penale: auspicabile una Polizia europea specializzata
La ricerca svolta nella Tesi, citata in premessa, ha messo in evidenza come, negli ultimi anni, anche a seguito della creazione della Procura europea, assistiamo al ricorso, sempre più frequente, dell’attività di Polizia giudiziaria per la repressione dell’evasione e delle frodi fiscali, soprattutto in ambito comunitario.
Contestualmente, però, la lotta alle frodi IVA rappresa un settore nel quale la distanza tra integrazione economica e capacità repressiva emerge in modo particolarmente significativo.
Siamo in presenza di un sistema di reazione ove sono sempre più utilizzati strumenti di cooperazione sempre più sofisticati ma all’altro canto si riscontrano una pluralità di centri decisionali ed una frammentazione delle competenze operative.
L’attuale modello europeo soffre un significativo limite strutturale ovvero l’azione repressiva rimane prevalentemente mediata dagli Stati membri mentre il livello sovranazionale svolge una funzione essenzialmente di coordinamento e supporto.
Assetto che risulta difficilmente compatibile con la continua evoluzione dei fenomeni criminali poiché questi operano senza soluzione di continuità nello spazio europeo e traggono vantaggio proprio dalle operazioni transnazionali che si inseriscono negli spazi grigi del potere determinati dalle limitazioni all’esercizio diretto della sovranità, dalle differenze tra ordinamenti e prassi investigative e dalle diverse priorità nazionali.
In detto contesto, una forza di polizia europea specializzata, modellata sull’organizzazione della Guardia di finanza italiana, permetterebbe di rimediare a detti gap e di approntare un organismo in grado di superare l’attuale separazione tra funzione requirente sovranazionale e capacità investigativa frammentata su base nazionale, poiché questa soffre un differente livello di dedizione, di etica pubblica e di professionalità.
Tale nuova istituzione, da un punto di vista del diritto europeo, potrebbe fare perno sugli articoli 325 e 86 del TFUE, letti in combinazione con il principio di leale cooperazione.
Conclusioni e riflessioni di sistema
Le frodi IVA rappresentano sicuramente un male da affrontare e debellare in modo strutturato, articolato e settoriale ma soprattutto europeo. Anche se non siamo difronte a veri e propri reati violenti detti illeciti sono parte dell’industria criminale e permettono indirettamente la commissione dei primi.
Costituiscono un problema naturalmente fiscale, in quanto diminuiscono le entrate pubbliche (ovvero meno servizi o più tasse per i contribuenti onesti), ma anche un vulnus unionale, poiché non permettono il pieno approdo al mercato unico, in quanto falsano la concorrenza tra operatori economici, ed infine comportano, e questo ambito è quasi sconosciuto all’opinione pubblica e politica, un problema sociale poiché consentono alle organizzazioni criminali di alimentarsi e reinvestire i propri proventi illeciti in maniera semplice e sicura.
La lotta alle frodi IVA cross border, soprattutto di grande dimensione e ove si registra l’intervento delle malavita, è difficilmente perseguibile soltanto con gli strumenti amministrativi.
Infatti, più che in ambito sanzionatorio, la risposta penale appare più risolutiva. E’ indubbio che, in termini di prova dell’illecito fiscale (penale ed amministrativo), gli strumenti di indagine esperibili dalla Polizia giudiziaria siano più incisivi, soprattutto quando si rileva la partecipazione della criminalità organizzata (riciclaggio, corruzione, frode fiscale, usura, speculazioni finanziarie, etc.).
Infatti, proprio detti mezzi (es. interrogatori, indagini tecniche, confessioni) permettono di acquisire prove connotate da una maggiore attendibilità e affidabilità superando l’area di incertezza che, per contro, caratterizza il ricorso alle presunzioni, ancorché qualificate, utilizzate nelle indagini amministrative.
Abbiamo analizzato come sia vivamente auspicabile una Polizia giudiziaria europea, indipendente dai singoli Stati membri, così come una EU VAT/Tax Agency, mentre da più parti si invoca un debito pubblico europeo comune che presuppone, comunque, risorse comuni.
In sintesi, è necessaria un’Unione europea che pensi ad agisca da Unione europea e non come compromesso di singoli Paesi.
Per un approfondimento
· A. Parisi, La lotta alla criminalità economica in Europa: White-Collar-Crime, Frodi IVA e la prospettiva di una Polizia Europea specializzata, Tesi di laurea in Giurisprudenza, Università degli Studi di Milano Bicocca, Anno accademico 2024/2025;
· G. Liberatore, Frodi Iva transfrontaliere, più sinergia per il contrasto, FISCOoggi, 17 marzo 2026;
· S. Capolupo, Alla ricerca di un accertamento tributario realmente efficiente, Quotidiano Ipsoa, 18 marzo 2026.