Authors: Federico Monetti, Tullia Paola Perris, Martina Sapienza.
Committee: Forensic Experts Committee
Date: 25/06/2026

Nel contesto attuale, caratterizzato da una crescente digitalizzazione della società, anche il diritto e l’attività giudiziaria si trovano a confrontarsi con strumenti e problematiche nuove. Tra queste, l’intelligenza artificiale rappresenta senza dubbio una delle innovazioni più rilevanti, soprattutto per quanto riguarda le indagini condotte dalla Procura Europea (EPPO). Come è noto, la Procura Europea si occupa di reati che ledono gli interessi finanziari dell’Unione, tra cui frodi, corruzione e utilizzo illecito dei fondi europei. Si tratta, nella maggior parte dei casi, di fenomeni complessi, che coinvolgono una grande quantità di dati e operazioni difficili da ricostruire attraverso i soli strumenti tradizionali. In questo scenario, l’intelligenza artificiale si configura come un supporto particolarmente utile. Essa consente infatti di analizzare rapidamente enormi volumi di informazioni, individuando eventuali anomalie o schemi ricorrenti che potrebbero indicare la presenza di attività illecite. Si pensi, ad esempio, alla possibilità di esaminare migliaia di transazioni finanziarie in tempi estremamente ridotti, oppure di mettere in relazione documenti e dati provenienti da fonti diverse. Tuttavia, l’utilizzo dell’intelligenza artificiale non elimina, ma anzi rafforza, il ruolo dei Consulenti Tecnici d’Ufficio (CTU), ossia esperti nominati dal giudice quando sono necessarie competenze tecniche specifiche per analizzare determinati aspetti della controversia. Essi svolgono una funzione ausiliaria fondamentale: analizzano dati, documenti e situazioni complesse, applicando metodologie scientifiche e fornendo al giudice una relazione tecnica (consulenza) chiara e motivata. Il CTU opera in posizione di imparzialità, non rappresentando le parti ma collaborando con l’autorità giudiziaria per accertare i fatti sotto il profilo tecnico. Nel corso delle operazioni peritali, può inoltre confrontarsi con i consulenti tecnici di parte (CTP), garantendo il contraddittorio e la trasparenza dell’analisi. I settori in cui può essere chiamato a intervenire sono molteplici, tra cui quello contabile, informatico, ingegneristico e medico-legale, tutti ambiti in cui la complessità tecnica richiede competenze altamente specialistiche. In altre parole, se l’intelligenza artificiale individua dei possibili indizi, spetta al consulente tecnico interpretarli criticamente e inserirli nel contesto del procedimento. Non mancano, d’altra parte, alcune questioni problematiche. In primo luogo, vi è il tema dell’affidabilità: gli algoritmi, per quanto sofisticati, non sono infallibili e possono produrre risultati errati o fuorvianti. A ciò si aggiunge il problema della trasparenza, poiché spesso non è immediatamente chiaro in che modo l’intelligenza artificiale giunga a determinate conclusioni. Questo aspetto è particolarmente delicato in ambito giudiziario, dove è essenziale garantire la piena comprensibilità e verificabilità della prova. Alla luce di queste considerazioni, appare evidente come l’intelligenza artificiale rappresenti al tempo stesso una grande opportunità e una nuova sfida. Essa può rendere le indagini più rapide ed efficaci, ma richiede un utilizzo consapevole e critico, nel quale il contributo umano rimane centrale.

In conclusione, il rapporto tra intelligenza artificiale e consulenze tecniche sembra destinato a diventare sempre più stretto. In un sistema giudiziario che guarda al futuro, il compito dei CTU sarà proprio quello di fare da ponte tra innovazione tecnologica e garanzie processuali, assicurando che il progresso non vada mai a scapito della giustizia.

 

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