Authors: Darwin Cervelli, Claudia Cesare, Silvia De Ambroggi, Valentina Di Giambattista, Camilla Franchi.
Committee: Investigations & Activities Committee
Date: 20/06/2026

La Procura Europea, recentemente, ha chiesto al Parlamento di Atene la revoca dell’immunità per undici deputati di Nea Demokratia, il partito conservatore al governo, nell’ambito di un’indagine su presunte frodi nei finanziamenti agricoli dell’Unione Europea.

L’inchiesta riguarda la gestione dei sussidi distribuiti attraverso “Opekepe”, l’agenzia nazionale responsabile dei fondi UE. Secondo la Procura europea gli indagati avrebbero preso parte a un sistema basato su false certificazioni e irregolarità volte ad ottenere vantaggi economici illeciti.

L’inchiesta, che va avanti dal 2021, è arrivata al culmine nell’aprile 2026, momento in cui EPPO ha richiesto la revoca dell’immunità parlamentare di undici indagati.

EPPO e l’equilibrio tra giustizia europea e sovranità nazionali: 

La vicenda dei deputati greci indagati nell’aprile 2026 per la gestione dei fondi agricoli non è un semplice problema di conti e bilanci da far quadrare a Bruxelles. Al contrario, questo caso è l’esempio di un cambiamento molto più profondo: mostra come la gestione stessa del potere, costruita nei secoli all’interno dei confini nazionali, stia cambiando sotto i nostri occhi.

Quando la Procura Europea chiede al Parlamento di Atene di revocare l’immunità a undici deputati, non si limita ad avviare una procedura giudiziaria: tocca un punto sensibile della nazione. L’immunità parlamentare, infatti, non nasce come privilegio personale, ma come garanzia politica. Serve a proteggere chi rappresenta i cittadini da possibili pressioni o interferenze del potere giudiziario e governativo. Ma la situazione cambia profondamente quando a intervenire non è un magistrato nazionale, legato al contesto politico interno e alle dinamiche del proprio Paese, bensì un’istituzione europea che opera secondo una logica sovranazionale. In quel momento, la questione non riguarda più soltanto il comportamento dei singoli deputati, ma colpisce direttamente l’equilibrio tra autonomia degli Stati e potere

della giustizia. In questa nuova dinamica istituzionale, i rapporti di forza tradizionali tra i poteri dello Stato vengono profondamente messi in discussione e destabilizzati. In questa nuova dinamica si va ad incrinare il tradizionale equilibrio tra i tre poteri dello Stato teorizzati da Montesquieu: l’azione di una magistratura europea solleva il problema del rapporto tra potere giudiziario e autonomia del potere legislativo, soprattutto quando vengono coinvolti membri del Parlamento protetti dall’immunità. Di conseguenza, i membri del Parlamento si scoprono improvvisamente esposti e vulnerabili di fronte a un’azione giudiziaria che risponde direttamente ai principi della legalità sovranazionale. Al tempo stesso, i giudici nazionali che si trovano a collaborare con l’EPPO acquisiscono una forza nuova: entrando a far parte di questa rete europea, da un lato vedono accrescere la propria autonomia rispetto alle dinamiche politiche locali, ma dall’altro rischiano di allontanarsi progressivamente dal tessuto sociale e dal contesto specifico del Paese in cui operano.

Per noi cittadini, questa trasformazione ha un sapore ambiguo. Da una parte ci sentiamo tranquilli e sollevati: l’idea che esista una sorta di “polizia europea” capace di guardare oltre le amicizie e le

convenienze a cui magari un organo di un solo paese potrebbe guardare, ci fa sentire protetti. Ci restituisce la speranza che i soldi pubblici, quelli che vengono dalle nostre tasse e dovrebbero aiutare gli agricoltori o migliorare le infrastrutture, siano al sicuro e correttamente utilizzati. È una promessa di giustizia che non guarda in faccia a nessuno. Dall’altra parte, per , sorge un dubbio che tocca le basi del nostro vivere comune: se un ufficio tecnico a Lussemburgo pu  decidere del destino dei rappresentanti che abbiamo scelto con il voto, quanto conta ancora il nostro potere decisionale? Il rischio è che la lotta alla corruzione diventi un meccanismo automatico che svuota di significato la politica, trasformandola in una questione di pura gestione amministrativa controllata dall’esterno. Per concludere possiamo dire che il caso greco è servito a testimoniare la duplice funzione dell’Europa. Infatti quest’ultima non è solo un insieme di trattati commerciali, ma bensì una comunità che si impegna ad entrare con decisione nelle problematiche più intime delle nostre democrazie. A simboleggiare questa nuova era è proprio EPPO: questo infatti si dimostra un garante necessario della trasparenza, che ci insegna come proteggere i soldi dei contribuenti e le vie per garantire la libertà delle nostre istituzioni.

I limiti dell’azione sovranazionale:

La questione EPPO-Grecia ha dimostrato come il rafforzamento di strumenti europei di giustizia e di controllo, sollevi in modo inevitabile, diversi interrogativi sui limiti dell’integrazione sovranazionale. I controlimiti costituiscono il supremo presidio giuridico volto a salvaguardare i principi fondamentali delle Costituzioni nazionali, qualora il primato del diritto europeo entri in contrasto con essi.

Nel solco della vicenda dio EPPO, una lesione a prerogative intangibili come la separazione dei poteri, legittimerebbe l’attivazione di questo meccanismo, configurando una revoca della sovranità precedentemente conferita. L’invocazione dei controlimiti riafferma come il processo di integrazione europea non sia assoluto, ma rimane strettamente subordinato al rispetto dell’identità costituzionale dei singoli Stati membri.

Fonti

https://www.ansa.it/nuova

europa/it/notizie/nazioni/grecia/2026/04/01/bufera-su-fondi-pac-i n-grecia-procura-ue-chiede-stop-immunita-a-11-deputati9406dd22-a851-4b99-9490-30a687a6cc25.html

https://it.euronews.com/2026/04/01/la-procura-europea-chiede-la-revoca-dellimmunita-di-u ndici-deputati-greci-di-centro-destra

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