Author: Annalisa Trabbia
Committee: Investigations & Activities Committee
Date: 21/05/2026
Nel marzo 2026, la Procura europea ha coordinato una delle operazioni antifrode fiscale più rilevanti degli ultimi mesi: un’indagine su una grossa truffa “carosello” IVA nel settore informatico, che ha portato a sequestri superiori a 32 milioni di euro e all’iscrizione nel registro degli indagati di 64 persone tra Napoli, Venezia e diversi Paesi europei.
Il meccanismo è quello classico della frode carosello: una catena di società (alcune reali mentre molte fantasma) che acquista e rivende merci tra diversi Stati membri dell’Unione Europea, sfruttando le esenzioni IVA previste per le transazioni intracomunitarie. A ogni passaggio, qualcuno incassa l’IVA senza versarla allo Stato, finché la catena si spezza e il denaro è sparito.
Le mafie italiane nei flussi finanziari europei:
Le grandi inchieste EPPO degli ultimi anni hanno documentato qualcosa che fino a poco tempo fa sembrava quasi paradossale: gruppi legati alla Camorra e ad altre organizzazioni criminali italiane che investono tempo, risorse e intelligenza criminale nelle frodi IVA transfrontaliere.
Non è un’immagine che si associa immediatamente alla criminalità organizzata. Eppure ha una sua logica ferrea. I profitti sono enormi e il rischio percepito è incomparabilmente inferiore rispetto al traffico di droga o alle estorsioni. Non ci sono armi, non ci sono scontri, non ci sono cadaveri. Ci sono commercialisti, prestanome, società aperte e chiuse nel giro di pochi mesi, conti correnti in più giurisdizioni. Il crimine organizzato ha capito prima di molti investigatori che il vero territorio da conquistare nel XXI secolo non è geografico: è finanziario.
C’è un motivo preciso per cui queste frodi vengono costruite su reti che attraversano cinque, sei, sette Paesi diversi: frammentare l’attività su più giurisdizioni significa moltiplicare gli ostacoli per chi indaga. Ogni Paese ha il proprio sistema giuridico, i propri tempi processuali, le proprie procedure di cooperazione internazionale. Una procura italiana che vuole accedere a documenti bancari olandesi o a registri societari ungheresi si trova di fronte a un labirinto burocratico che può richiedere anni. Le organizzazioni criminali lo sanno, e lo usano deliberatamente come scudo. In questo senso, la complessità è una componente strutturale del progetto.
EPPO come risposta
È proprio di fronte a questa architettura che la Procura europea dimostra la sua ragione di esistere. A differenza delle procure nazionali, EPPO può coordinare indagini simultanee in più Stati membri, condividere prove, sincronizzare arresti e sequestri senza dover navigare ogni volta i corridoi della cooperazione giudiziaria tradizionale.
L’inchiesta del marzo 2026 ne è l’esempio più recente: senza un coordinamento sovranazionale, una frode di quella portata sarebbe rimasta invisibile, o sarebbe stata affrontata in modo frammentato, con risultati parziali.
Oggi difendere i sistemi fiscali europei significa anche difendere l’Europa dalla penetrazione silenziosa del crimine organizzato nei suoi stessi meccanismi finanziari, perché la mafia del XXI secolo non opera più soltanto nei territori: opera nei flussi finanziari europei.
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