Author: Alessandra Parisi
Committee: National Institutions Committee
Date: 01/02/2026
La cooperazione amministrativa in materia di IVA sta entrando in una fase nuova. Dopo anni in cui lo scambio di informazioni è rimasto un affare quasi esclusivo tra amministrazioni fiscali nazionali, la Commissione europea prova a chiudere un cerchio rimasto aperto troppo a lungo: collegare in modo diretto il mondo dei dati IVA con quello delle indagini antifrode e penali a livello dell’Unione.
È questo il senso della proposta COM (2025) 685, presentata il 14 novembre 2025, che interviene sul regolamento (UE) n. 904/2010 per consentire alla Procura europea (EPPO) e all’Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) di accedere direttamente alle informazioni IVA scambiate a livello UE, comprese quelle che transitano attraverso i principali sistemi informatici unionali come il VIES e il CESOP. L’obiettivo dichiarato è garantire coerenza tra il regolamento EPPO, il regolamento OLAF e la disciplina della cooperazione amministrativa IVA, ma la posta in gioco è molto più concreta: rendere finalmente utilizzabili, in tempo utile, dati che oggi esistono ma non arrivano con sufficiente rapidità a chi indaga.
Il contesto è quello delle frodi IVA intracomunitarie, e in particolare delle frodi “carosello” o MTIC, che continuano a rappresentare una delle principali falle nel sistema fiscale europeo. Le stime parlano di perdite annue che, solo per questa tipologia di frode, oscillano tra 12,5 e 32,8 miliardi di euro. Nello stesso periodo, la rete Eurofisc ha individuato operazioni fraudolente per 12,7 miliardi, che si traducono in circa 2,5 miliardi di IVA potenzialmente sottratta. Il confronto tra frode stimata e frode intercettata dice tutto: il margine di miglioramento è enorme. E non si tratta di fenomeni diffusi in modo casuale, ma di schemi gestiti da organizzazioni criminali strutturate; secondo alcune valutazioni, una quota ridottissima di gruppi sarebbe responsabile della gran parte delle frodi MTIC nell’Unione.
In questo scenario, la lentezza dell’accesso alle informazioni diventa un fattore decisivo. EPPO, che ha competenza sui reati che ledono gli interessi finanziari dell’UE, incluse le gravi frodi IVA transfrontaliere sopra i 10 milioni di euro, e OLAF, che svolge indagini amministrative sulle frodi a danno del bilancio europeo, oggi non dispongono di un canale diretto verso i sistemi informativi IVA unionali. Il regolamento 904/2010, infatti, è costruito attorno alla cooperazione tra autorità fiscali degli Stati membri e non è stato aggiornato per riflettere la nascita di soggetti come EPPO né per rafforzare il ruolo operativo di OLAF sul versante dei dati IVA. Il risultato è un accesso indiretto, mediato dalle autorità nazionali, basato su richieste caso per caso: una soluzione formalmente corretta, ma spesso troppo lenta rispetto alla velocità con cui si muovono i flussi finanziari e le strutture fraudolente.
La proposta della Commissione interviene proprio qui, introducendo un accesso diretto, ma non indiscriminato, ai dati IVA scambiati a livello UE. Da un lato si rafforza il collegamento con Eurofisc, prevedendo che i coordinatori dei diversi ambiti operativi trasmettano spontaneamente all’EPPO o all’OLAF le informazioni su sospette frodi rilevanti per i rispettivi mandati, e che rispondano alle richieste di informazioni nell’ambito di indagini già avviate. Dall’altro lato si introduce una base giuridica specifica per consentire a EPPO e OLAF di accedere in modo centralizzato a determinati sistemi informatici unionali contenenti dati IVA, come VIES, CESOP e SURVEILLANCE, superando l’attuale frammentazione.
Questo accesso non è generale, al contrario, la proposta insiste molto sulla natura “mirata” delle ricerche. Le interrogazioni dovranno essere collegate a indagini concrete, effettuate da personale espressamente autorizzato e tracciate in modo rigoroso. È il tentativo di tenere insieme due esigenze che spesso entrano in tensione: da un lato l’efficacia investigativa, dall’altro la tutela dei dati personali e il rispetto dei principi di proporzionalità e minimizzazione.
Non è un dettaglio secondario, perché i dati IVA contengono informazioni riferibili a persone fisiche e giuridiche e la loro circolazione deve poggiare su una base giuridica chiara e prevedibile. Proprio l’assenza di un riferimento esplicito a EPPO e OLAF nel regolamento 904/2010 è stata finora uno dei principali ostacoli a uno scambio più fluido. La proposta prova quindi a colmare questo vuoto, allineando la disciplina della cooperazione amministrativa IVA con l’evoluzione dell’architettura antifrode dell’Unione.
C’è poi un elemento di prospettiva che lega questa riforma al più ampio processo di digitalizzazione dell’IVA europea. Con l’introduzione del nuovo sistema di scambio informazione definito dal Central Vies previsto dal pacchetto “IVA nell’era digitale”, una parte crescente delle informazioni sarà gestita attraverso infrastrutture unionali sempre più integrate.
In definitiva, la proposta COM (2025) 685 non introduce nuovi poteri sostanziali di indagine per EPPO e OLAF, ma rende finalmente utilizzabili, in modo coerente e tempestivo, strumenti informativi che finora erano rimasti ai margini del loro raggio d’azione. È un passaggio che segna un’evoluzione culturale prima ancora che tecnica: la lotta alle frodi IVA non è più solo una questione di controlli fiscali nazionali coordinati, ma diventa sempre più una materia di sicurezza finanziaria europea, in cui dati, analisi di rischio e azione penale devono muoversi sullo stesso livello e con la stessa velocità.