Author: Umberta Colella Tommasi
Committee: Media Committee
Date: 22/01/2026

Se davvero vogliamo parlare di cultura della legalità e di educazione dei giovani alla cittadinanza responsabile, allora occorre avere il coraggio di guardare  nello spazio europeo, dove, oggi, il diritto penale sta cambiando pelle. Proprio mentre la criminalità economica e organizzata si muove con disinvoltura oltre i confini nazionali, una parte significativa dell’informazione italiana ed europea continua a trattare la Procura Europea come un dettaglio tecnico, un oggetto misterioso, buono solo per addetti ai lavori. Si tratta di una scelta miope. E, a tratti, colpevolmente superficiale.

La Procura europea è il laboratorio più avanzato di integrazione europea in materia penale, non una curiosità istituzionale.

Eppure, quante analisi approfondite troviamo sui giornali generalisti? Quanti servizi televisivi spiegano ai cittadini – e soprattutto ai giovani – come funziona davvero la cooperazione giudiziaria europea, quali strumenti utilizza, quali risultati ottiene, quali limiti incontra?

Un giornalismo attento e consapevole potrebbe trasformare i casi seguiti dalla Procura Europea in occasioni di educazione civica diffusa, mostrando come il diritto non sia un residuo burocratico, ma uno strumento vivo di tutela dell’interesse collettivo. Invece, troppo spesso, l’EPPO compare solo come una sigla opaca, quando non viene del tutto ignorata, anche in inchieste che hanno una chiara dimensione europea. E spesso, nelle poche volte in cui si interessa di Procura Europea,  è molto più attratta dalla rilevanza dei soggetti coinvolti, che dalla dimensione giudiziaria intrapresa dalla Procura, trascurando di mettere in evidenza come la cooperazione tra più Stati, nella fase delle indagini, rafforzi la capacità della giustizia di operare nella tutela di interessi e di posizioni rilevanti nella sfera di vita dei cittadini e delle comunità nazionali. La possibilità che una stampa attenta a questa dimensione diventi il motore di una nuova forma di consapevolezza sul ruolo che l’Europa deve giocare nel contesto internazionale e sulla capacità di incidere favorevolmente verso un’evoluzione positiva della cittadinanza europea, in modo tale che essa rappresenti il futuro per le nuove generazioni, deve essere assunta come un dovere etico e istituzionale.

E qui, in questa logica di educazione ad nuovo modello di legalità consapevole e informata, entra in gioco un altro attore fondamentale: la scuola. Nella tradizione culturale delle nostre scuole, i temi della cooperazione europea giudiziaria, di polizia e  istituzionale, restano spesso ai margini, confinati a qualche cenno nei programmi di diritto o storia contemporanea.

Eppure, la Procura Europea potrebbe diventare un caso di studio ideale per un’educazione civica autenticamente interdisciplinare: diritto, economia, geopolitica, relazioni internazionali, etica pubblica, letteratura, scienze matematiche, scienze umane e sociali. Parlare di criminalità transnazionale e di strumenti europei di contrasto significa aiutare i giovani a comprendere perché l’integrazione europea non è un’astrazione politica, ma una necessità concreta in un mondo segnato da nuove tensioni geopolitiche, conflitti, crisi economiche e flussi finanziari opachi.

Ignorare tutto questo significa lasciare spazio a narrazioni semplificate, quando non apertamente ostili, dell’Unione europea.

Inoltre un rafforzamento degli uffici stampa dell’EPPO e dell’Unione Europea, dedicati alle azioni giudiziarie, potrebbe rappresentare un investimento strategico: più storytelling istituzionale, più dati spiegati, più contesto geopolitico, più attenzione all’impatto sociale delle indagini. La comunicazione della legalità, oggi, deve essere parte integrante della sua efficacia.

E a questo proposito che l’azione del Centro di Eccellenza diventa determinante per la diffusione della cultura della legalità e, attraverso le sue azioni e i suoi blog, le sue pubblicazioni sul sito, i suoi corsi, offre uno spaccato autentico e interessante sulla Procura Europea e sulle sue strategie di azione. Un apparato di informazioni, al quale attingere da parte del sistema informativo e delle istituzioni educative, per rafforzare identità europea e fornire ai cittadini e alle nuove generazioni occasioni di approfondimento sulla lotta alle varie forme di criminalità, che contagiano e mettono in pericolo la sopravvivenza economica e produttiva, l’esercizio dei diritti fondamentali e l’idea stessa di democrazia.

Forse è il momento di dirlo senza eufemismi: una legalità raccontata solo entro i confini nazionali è una legalità incompleta. Continuare a marginalizzare la Procura Europea equivale a negare ai cittadini – e in particolare ai giovani – gli strumenti culturali per capire come si difendono oggi la democrazia, le risorse pubbliche e lo Stato di diritto.

Se i media non raccolgono questa sfida, e se la scuola continua a trattare l’Europa come un capitolo accessorio, non sorprendiamoci poi della disaffezione, del disinteresse o della sfiducia verso le istituzioni. La cittadinanza europea non si improvvisa, si costruisce, anche – e soprattutto – attraverso una narrazione consapevole della giustizia che cambia.

 

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