Author: Gaia Rametta
Committe: Steppo-Libera: The Civil Society Role Committee
Date:19/01/2026
Le Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 rappresentano uno degli interventi pubblici più rilevanti degli ultimi anni, non solo per il valore simbolico dell’evento sportivo, ma soprattutto per l’entità delle risorse economiche coinvolte e per la complessità della struttura di governance chiamata a sostenerne l’organizzazione. Fin dalle fasi iniziali, le istituzioni hanno richiamato con forza i principi di trasparenza, legalità e partecipazione, presentando i Giochi come un possibile modello di amministrazione aperta e responsabile. In questo quadro si collocano iniziative di monitoraggio civico come Open Olympics 2026, volte a consentire un controllo diffuso sugli appalti, sui costi e sull’avanzamento delle opere. Il monitoraggio civico si fonda sull’idea che la trasparenza non possa essere ridotta a un mero adempimento formale, ma rappresenti uno strumento essenziale di controllo democratico. L’accesso alle informazioni consente infatti a cittadini, associazioni e organi di informazione di verificare l’operato delle amministrazioni e di intercettare eventuali criticità. Tuttavia, perché questo controllo sia effettivo, non è sufficiente che i dati siano semplicemente pubblicati: essi devono essere aggiornati, comprensibili e organizzati in modo da restituire un quadro coerente dell’azione amministrativa. A distanza di tempo dall’avvio del progetto olimpico, l’ultimo report reso pubblico da Legambiente, intitolato “Milano-Cortina: quello che i dati non dicono”, mette in evidenza diverse criticità che ridimensionano la portata effettiva degli strumenti di trasparenza adottati. Il documento sottolinea come la disponibilità formale dei dati non coincida necessariamente con la loro reale capacità informativa. Le informazioni risultano spesso frammentarie, difficilmente confrontabili e non sempre aggiornate, in particolare per quanto riguarda i costi complessivi delle opere, le varianti in corso d’opera e gli impatti ambientali. In questo contesto, la trasparenza rischia di trasformarsi in una pratica di facciata, incapace di sostenere un controllo pubblico sostanziale. Un ulteriore elemento di debolezza riguarda la discontinuità nella pubblicazione delle informazioni. I prolungati periodi di silenzio informativo compromettono la funzione preventiva del monitoraggio civico, rendendo difficile seguire l’evoluzione dei progetti in tempo reale e individuare eventuali scostamenti rispetto alle previsioni iniziali. Ne risente non solo il diritto dei cittadini a essere informati, ma anche la fiducia complessiva nella gestione delle risorse pubbliche. Le criticità legate alla trasparenza assumono un rilievo ancora maggiore se lette alla luce di recenti inchieste giornalistiche sulla governance delle Olimpiadi. In particolare, l’indagine del Fatto Quotidiano relativa alle modalità di assunzione di alcune figure legate all’organizzazione dei Giochi ha sollevato interrogativi sul piano dell’etica pubblica e della responsabilità amministrativa, pur in assenza di rilievi penali. Questo episodio evidenzia l’esistenza di zone grigie in cui non emergono violazioni di legge, ma si manifestano pratiche discutibili che incidono sulla credibilità delle istituzioni e sulla percezione di correttezza dell’azione pubblica. È proprio in questi ambiti che il monitoraggio civico mostra la sua funzione più rilevante, andando oltre il controllo di legalità in senso stretto. Un aspetto particolarmente critico riguarda inoltre i cosiddetti cantieri legacy, ovvero quelle opere infrastrutturali destinate a produrre effetti sul territorio anche dopo la conclusione dei Giochi e che, in diversi casi, avranno avvio o pieno sviluppo solo in una fase successiva all’evento olimpico. Questi interventi pongono un problema specifico sul piano del monitoraggio civico: l’attenzione pubblica e mediatica tende a concentrarsi sul periodo immediatamente precedente ai Giochi, mentre il controllo sulle opere che iniziano o proseguono dopo rischia di affievolirsi drasticamente. In assenza di meccanismi di trasparenza stabili e di lungo periodo, i cantieri legacy possono così sottrarsi a un controllo effettivo proprio nella fase in cui l’urgenza dell’evento non funge più da fattore di pressione sulle amministrazioni. Solo dopo aver analizzato queste criticità è possibile inquadrare il tema all’interno del contesto normativo. Il quadro italiano in materia di trasparenza e accesso civico, delineato dal decreto legislativo n. 33 del 2013 e dal decreto legislativo n. 97 del 2016, appare solido e articolato sul piano formale. Tuttavia, l’esperienza di Milano-Cortina 2026 evidenzia una distanza significativa tra il livello normativo e quello attuativo. La complessità della governance, caratterizzata dal coinvolgimento di più livelli istituzionali e dalla presenza di società a controllo pubblico come SIMICO S.p.A., rischia di frammentare le responsabilità e di rendere discontinua l’applicazione degli obblighi di trasparenza. Alla luce di queste considerazioni, emerge la necessità di rafforzare i meccanismi di accountability e di rendere più strutturato il dialogo tra istituzioni e società civile. Solo una trasparenza sostanziale, intesa come reale accessibilità e comprensibilità delle informazioni nel tempo, può consentire al monitoraggio civico di svolgere appieno la propria funzione. Le Olimpiadi Milano-Cortina 2026 rappresentano quindi non solo una sfida organizzativa di portata internazionale, ma anche un banco di prova significativo per la capacità delle istituzioni di tradurre i principi di legalità e trasparenza in pratiche concrete e credibili.
FONTI
●https://www.legambiente.it/news-storie/milano-cortina-quello-che-i-dati-non-dicono
● D.lgs 33/2013, trasparenza e accesso civico
● D.lgs 97/2016, FOIA italiano
● Open olympics 2026, iniziativa di monitoraggio civico promosso dalla società civile sul progetto Milano-Cortina 2026