Author: Chiara Milano
Committee: Agricultural and environmental frauds Committee
Date: 09/12/2025

SOMMARIO: 1. Introduzione. – 2. I reati ambientali come minaccia per le finanze europee. –

3. Il quadro europeo di prevenzione e controllo. – 4. Un caso concreto: frode agricola e

riciclaggio nei fondi ambientali europei. – 5. Conclusione.

 

1. Introduzione

Gli ecoreati, comunemente definiti come reati ambientali, rappresentano da anni una delle più ingenti minacce per l’Europa. La gravità di tali reati è dimostrata dal fatto che questi non rappresentino solo una minaccia per la salute pubblica e gli ecosistemi, bensì riflettano i loro effetti anche sul mercato interno, incidendo direttamente sulle finanze dell’Unione europea. È ormai noto da tempo, infatti, il binomio criminalità organizzata-reati ambientali, che si concretizza essenzialmente nell’intercettazione e distorsione di risorse destinate a politiche verdi, seppur non si limiti a ciò. I reati ambientali, infatti, rappresentano ad oggi uno dei principali vettori di riciclaggio di denaro. L’integrazione dei proventi illeciti nel circuito legale permette il consolidamento delle ecocriminalità, costituendone il vero motore: senza questo meccanismo le ecomafie non potrebbero consolidarsi, né ascendere.

 

Nel seguente contributo si è voluto analizzare il fenomeno criminoso partendo da dati concreti che mostrano un fenomeno diffuso e strutturato, a riprova del fatto che ad oggi l’ambiente rappresenti uno dei settori più redditizi per la criminalità economica.

In tale contesto, l’Unione dispone di strumenti fondamentali, a partire dal nuovo pacchetto antiriciclaggio fino alle politiche di finanza sostenibile e ai meccanismi di tracciabilità delle catene globali, in grado di rappresentare una rete di prevenzione efficace contro il c.d. green laundering.

 

L’obiettivo di questo articolo è di mostrare come i reati ambientali rappresentino oggi una duplice minaccia, ecologica e finanziaria, e come la risposta europea potrebbe rappresentare la chiave di volta per combattere questo genere di criminalità a livello transfrontaliero.

2. I reati ambientali come minaccia per le finanze europee 

I reati ambientali rappresentano oggi una delle forme più redditizie, e dunque maggiormente diffuse, di criminalità economica in Europa. La loro incidenza non si misura solo in termini di danni ecologici o alla salute pubblica, ma anche in termini di distorsione dei flussi finanziari e compromissione delle risorse destinate alle politiche ambientali e di coesione dell’Unione europea. Infatti, in un sistema in cui l’ambiente assume un’importanza sempre più crescente, la criminalità organizzata ne ha compreso il potenziale, tanto da tramutarlo in uno dei suoi principali campi di investimento.

Analizzando la situazione italiana, dai dati riportati nel Rapporto Ecomafia 2025 di Legambiente emerge un quadro di crescente complessità che mostra come il trend dei reati contro l’ambiente continui a crescere: nel 2024 tali reati hanno superato la soglia dei 40 mila, con un incremento del 14,4% rispetto all’anno precedente. Precisamente, con una media di oltre 111 reati ambientali giornalieri.

I dati sono allarmanti e le indagini mostrano una diffusione ormai capillare, soprattutto nei settori in cui vengono stanziati la maggior parte dei finanziamenti europei, che dunque costituiscono terreno fertile per pratiche di frode, evasione e riciclaggio, come il settore dei rifiuti e delle energie rinnovabili.

 

L’elemento che trasforma il reato ambientale in una minaccia sistemica per le finanze dell’Unione è fondamentalmente la sua natura camaleontica all’interno delle politiche pubbliche. Gli illeciti ambientali e le pratiche di greenwashing trovano terreno fertile nei programmi di sostegno alla transizione ecologica, come la Politica Agricola Comune (PAC). Laddove i fondi destinati a progetti di sostenibilità vengono dirottati attraverso imprese fittizie o reti economiche opache, il danno supera i confini nazionali, diventando un problema di natura transnazionale, che mina il funzionamento e la credibilità stessa della politica ambientale europea.

La sfida che l’Unione si trova ad affrontare è, dunque, non solo meramente repressiva, ma anche sistemica: è necessario che i flussi siano tracciabili, integrando i registri economici e ambientali e assicurando che ogni cifra stanziata per fini ambientali sia realmente verificabile.

3. Il quadro europeo di prevenzione e controllo

A tal fine, la nuova architettura europea in materia di antiriciclaggio e finanza sostenibile, introdotta con il Pacchetto AML 2024, si muove in questa direzione. Sono stati previsti una serie di strumenti di trasparenza finanziaria e responsabilità ambientale, quali il Regolamento AMLR (Anti-Money Laundering Regulation) e la Taxonomy Regulation, che costituiscono i pilastri di un modello preventivo integrato. L’obiettivo perseguito è proprio quello di creare una rete di vigilanza multilivello in grado di individuare gli indici di rischio finanziario e intercettare in maniera tempestiva i segnali di green laundering.

Accanto a tale riforma di carattere amministrativo, occorre richiamare la Direttiva (UE) 2018/1673 sulla lotta al riciclaggio mediante il diritto penale, recepita in Italia con il D.Lgs. 195/2021, che ha contribuito a rafforzare l’armonia del quadro normativo europeo attraverso la definizione di un elenco comune di reati presupposto. In particolare, alla lettera l) dell’art. 2 troviamo un esplicito riferimento ai reati ambientali quali reati presupposto del riciclaggio, a riprova del riconoscimento del nesso crescente tra criminalità ambientale e flussi finanziari illeciti.

L’obiettivo del legislatore europeo è quello di delineare una rete di vigilanza multilivello, capace di individuare gli indici di rischio finanziario e di intercettare i segnali di green laundering. In questo senso, l’azione dell’EPPO rappresenta uno snodo fondamentale nella tutela delle finanze europee. La Procura europea rappresenta, infatti, una componente fondamentale della governance finanziaria, che agisce non come organi di tutela ambientale in senso stretto, quanto piuttosto come custode della destinazione corretta dei fondi pubblici europei.

 

4. Un caso concreto: frode agricola e riciclaggio nei fondi ambientali europei 

Un esempio concreto è rappresentato dall’indagine avviata in Italia nel 2025 sul sistema di frode agricola da 20 milioni di euro, che ha evidenziato la vulnerabilità dei fondi PAC a pratiche di riciclaggio e di uso improprio delle risorse. Il caso dimostra come l’EPPO operi lungo la linea di confine tra politiche agricole, ambientali e finanziarie, contribuendo indirettamente alla lotta contro il green laundering.

Al centro del meccanismo vi era un gruppo di 48 imprenditori agricoli, sospettati di aver costituito un’associazione a delinquere finalizzata all’ottenimento illecito di fondi della PAC.  Le indagini, coordinate con le autorità italiane, hanno condotto al congelamento di beni e conti per circa 17,2 milioni di euro e al sequestro di 8.590 diritti di pagamento base per un valore di oltre 4 milioni. In totale, il danno stimato al bilancio europeo e nazionale ammonta a più di 32 milioni di euro. Le aziende coinvolte avevano formalmente dichiarato terreni in affitto o in pascolo, pur non svolgendo in realtà alcuna attività produttiva: si tratta di un sistema costruito per drenare risorse pubbliche attraverso un flusso contabile costituito ad hoc di dichiarazioni e titoli di pagamento.

Il meccanismo sfruttava la complessità dei sussidi agricoli e ambientali, aggirando i controlli previsti dalla normativa europea, con l’obiettivo di sottrarre risorse destinate a proteggere l’ambiente, per inserirle nel circuito finanziario legale.

L’indagine EPPO mostra come i fondi agricoli e ambientali europei, se non adeguatamente monitorati, possono diventare un vettore di riciclaggio transfrontaliero: ciò che è in apparenza si presenta come una frode agricola, in realtà si configura come un fenomeno finanziario più complesso, capace di veicolare flussi e nascondere proventi all’interno di schemi di filiera sostenibile.

 

5. Conclusione

In conclusione, casi come questo mostrano la necessità e l’urgenza di un dialogo strutturato tra AMLA, FIU nazionali, OLAF ed EPPO, al fine di integrare la dimensione finanziaria è quella ambientale dei controlli europei. Solo attraverso un ecosistema informativo condiviso sarà possibile garantire che le risorse destinate alla transizione ecologica non diventino un nuovo terreno di conquista per la finanza criminale.

BIBLIOGRAFIA

 

Direttiva (UE) 2018/1673 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2018, relativa alla lotta al riciclaggio mediante il diritto penale.

 

D.Lgs. 8 novembre 2021, n. 195, Attuazione della direttiva (UE) 2018/1673 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2018, sulla lotta al riciclaggio mediante il diritto penale, in G.U.R.I., Serie Generale, n. 284 del 29 novembre 2021.

 

Gruppo Iren, Reati ambientali: le sanzioni dell’Unione europea e la normativa di riferimento, 2023.

https://www.gruppoiren.it/it/everyday/energie-per-domani/2023/reati-ambientali-sanzioni-uni one-europea.html

 

Rapporto          Ecomafia         2025:         reati         ambientali         in         crescita,        2025.

https://www.renewablematter.eu/rapporto-ecomafia-2025-reati-ambientali-in-crescita

 

Legambiente, Rapporto Ecomafia – Le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia, edizioni annuali. https://www.legambiente.it/rapporti-e-osservatori/rapporto-ecomafia/

 

European Public Prosecutor’s Office (EPPO), Italy: EPPO cracks down on €20 million agricultural fraud scheme linked to organised crime, 2025

https://www.eppo.europa.eu/en/media/news/italy-eppo-cracks-down-eu20-million-agricultura l-fraud-scheme-linked-to-organised-crime

 

 

0
Would love your thoughts, please comment.x