Author: Aleksandra Lombardo
Committee: Interviews Committee
Date: 29/11/2025
Nel corso dell’ultimo anno, il Comitato Interviste del progetto STEPPO ha avuto l’opportunità di dialogare con tre protagonisti che vivono ogni giorno l’esperienza della Procura Europea (EPPO): i Procuratori Europei Delegati Stefano Castellani e Gaetano Ruta, e il dott. Riccardo Bianchi, tirocinante presso la Procura di Milano.
Le conversazioni, due delle quali pubblicate anche nel blog di STEPPO, hanno restituito un quadro vivo e concreto del funzionamento dell’EPPO, offrendo al tempo stesso spunti preziosi per comprendere il suo ruolo nel processo di integrazione giuridica europea.
– Un nuovo modo di collaborare
Tutti gli intervistati concordano su un punto: l’EPPO ha cambiato le regole del gioco.
La nascita di una struttura unitaria ma decentralizzata, con poteri investigativi propri, ha segnato il superamento dei limiti tradizionali della cooperazione giudiziaria.
Come ha spiegato il dott. Ruta, la Procura europea ha introdotto “un nuovo modello di lavoro fondato sulla centralizzazione e sulla condivisione strutturata delle informazioni tra i diversi PED”, creando un senso di appartenenza istituzionale comune che va oltre le frontiere nazionali.
Anche per Castellani, si è passati da una logica di semplice assistenza reciproca a una vera azione congiunta basata su dati, strategie e decisioni condivise.
Bianchi, dal suo punto di vista di giovane giurista, conferma come l’EPPO rappresenti già oggi uno strumento concreto nel contrasto ai reati transnazionali, soprattutto quelli a danno del bilancio dell’Unione.
– Il nodo dei dati: tra cooperazione e privacy
Uno dei temi più ricorrenti nelle interviste riguarda la protezione dei dati personali e il trattamento delle informazioni investigative.
Pur in presenza di un quadro europeo relativamente armonizzato dal GDPR, gli operatori sottolineano le difficoltà pratiche legate alla coesistenza di prassi nazionali differenti.
Come spiega Ruta, il Case Management System dell’EPPO rappresenta un passo importante verso trasparenza e tracciabilità, ma presenta ancora una certa rigidità, dovuta alla necessità di garantire elevati standard di sicurezza informatica.
Questa tensione tra riservatezza e scambio continuo di informazioni riflette una sfida cruciale: bilanciare l’efficienza investigativa con la tutela dei diritti fondamentali.
– Disarmonie normative e ricerca di equilibrio
Le differenze tra i regimi giuridici nazionali restano una realtà con cui l’EPPO deve quotidianamente confrontarsi.
Ruta e Castellani riconoscono l’esistenza di disomogeneità, ma le ritengono gestibili grazie al dialogo e al coordinamento interno.
Bianchi evidenzia invece come, in alcuni casi, i rinvii al diritto nazionale possano creare incertezze e rischi di frammentazione, specialmente per quanto riguarda la competenza o la raccolta delle prove.
Si tratta di un equilibrio delicato: l’EPPO opera in un contesto centralizzato, ma i suoi procuratori devono rispondere a giudici nazionali. È quindi inevitabile, almeno oggi, che la disciplina procedurale resti parzialmente legata ai singoli ordinamenti.
– Un laboratorio di armonizzazione
Oltre agli aspetti operativi, le interviste offrono uno sguardo sul futuro.
Tutti gli interlocutori riconoscono all’EPPO un potenziale trasformativo: non solo come organo investigativo, ma come motore di armonizzazione normativa.
Castellani e Bianchi auspicano un ampliamento delle competenze dell’EPPO oltre i reati finanziari; Ruta, pur consapevole delle difficoltà politiche e giuridiche, suggerisce un approccio “gradualista”, costruito su prassi condivise più che su rivoluzioni normative immediate.
È, in fondo, lo stesso metodo con cui l’Unione Europea ha sempre progredito: passo dopo passo, attraverso la cooperazione quotidiana e la costruzione di fiducia reciproca.
In conclusione
Dalle interviste emerge con forza l’immagine di un’istituzione giovane ma già decisiva: l’EPPO come strumento operativo e come laboratorio di integrazione.
Attraverso il lavoro dei Procuratori europei delegati e il dialogo costante tra gli Stati, la giustizia penale europea si sta lentamente costruendo “dal basso”, giorno per giorno.
Un processo che non si esaurisce nelle norme, ma vive nell’esperienza concreta di chi, come i protagonisti di queste interviste, contribuisce ogni giorno a dare forma a una nuova cultura giuridica europea.