Author: Francesco Piepoli
Chair: Lorenzo Salazar
Committee: Collaborate Committee
Date: 29/10/2025
C’è un nome che, negli ultimi mesi, sta circolando con sempre maggiore insistenza nei corridoi di Bruxelles e Lussemburgo: Stefano Castellani, Procuratore Europeo Delegato (PED) italiano, oggi al centro dell’attenzione per la sua possibile candidatura a Procuratore Capo dell’EPPO.
Chi conosce Castellani non si stupisce di questo entusiasmo. La sua carriera parla da sé: magistrato rigoroso, ma anche mente aperta al dialogo e alla cooperazione internazionale. Da anni, infatti, lavora instancabilmente per garantire che la giustizia europea non resti un’idea astratta, ma diventi una realtà concreta e quotidiana. Sotto la sua guida, indagini complesse su frodi transfrontaliere e fondi europei indebitamente percepiti hanno trovato chiarezza, efficacia e risultati tangibili.
Ciò che colpisce di più di Castellani non è solo la competenza giuridica, che pure è fuori discussione, ma la visione. Egli vede nell’EPPO non solo un’istituzione, ma un ponte tra i cittadini e l’Unione Europea, un luogo dove la fiducia pubblica si costruisce giorno per giorno, fascicolo dopo fascicolo. Non stupisce quindi che, nel momento in cui si apre la corsa alla successione di Laura Kövesi, il suo nome emerga come uno dei più solidi, credibili e ispiranti.
Ovviamente, la competizione sarà accesa. A contendersi il ruolo di prossimo capo procuratore ci sono figure di grande spessore: Andres Ritter, tedesco, noto per la sua precisione quasi “da manuale”; Ingrid Maschl-Clausen, austriaca, pragmatica e dotata di un approccio tecnico impeccabile; e Emilio Jesús Sánchez Ulled, spagnolo, brillante e diplomatico, con una spiccata sensibilità per le dinamiche istituzionali. Tutti candidati rispettabili, che garantiscono un alto livello di competizione.
Eppure, tra le righe dei comunicati e nelle chiacchiere di corridoio, si percepisce qualcosa di diverso quando si parla di Castellani. È come se la sua figura evocasse un equilibrio raro: fermezza e umanità, competenza e ascolto, esperienza e passione autentica per l’idea di Europa. In un momento storico in cui l’Unione deve dimostrare che giustizia e fiducia sono valori condivisi, un profilo come il suo sembra quasi scritto per incarnare questa missione.
Certo, il linguaggio della diplomazia impone prudenza, ma lasciatemi dire, con un sorriso da studente, che se l’EPPO fosse un’aula universitaria, Castellani sarebbe quel professore capace di rendere appassionante anche il più complesso dei regolamenti. E forse, proprio per questo, molti di noi, giovani giuristi europei, tifano per lui.
In un’Europa che cambia, servono giuristi che credano ancora nella giustizia. E Stefano Castellani, semplicemente, ci crede.