Author: Giorgia Gisonno, Valentina Bertarini, Andrea Elli, Elisa Trampa e Paola Gilardi
Committee: Investigations & Activities Committee, High School Committee
Date: 14/07/2025

 

Le frodi relative all’imposta sul valore aggiunto (IVA) continuano a rappresentare una seria minaccia per la stabilità finanziaria dell’UE. Secondo i dati diffusi dalla Commissione europea, nel solo anno 2022 gli Stati membri hanno perso circa 89 miliardi di euro a causa di evasione ed elusione IVA, una cifra che evidenzia la portata di questo problema. Un contributo significativo a queste perdite è dato dalle frodi sulle importazioni, in particolare attraverso l’uso distorto di regimi doganali semplificati.

Cosa sono i regimi doganali semplificati?

I regimi doganali semplificati sono degli strumenti previsti dalla normativa doganale dell’Unione Europea, utili per velocizzare e semplificare le operazioni di importazione, esportazione e transito delle merci. Il loro obiettivo è proprio quello di semplificare il commercio, ma il rischio è che, se non sono adeguatamente monitorati, posso essere sfruttati facilmente per fini fraudolenti come nel caso delle frodi IVA. Le frodi IVA sulle importazioni si verificano principalmente in due contesti: il regime doganale 42 e lo sportello unico per le importazioni (IOSS — Import One-Stop Shop). RD 42 prevede una sospensione del versamento dell’IVA per le merci importate in uno Stato membro quando sono destinate ad un altro Stato membro (ad esempio, quando le merci arrivano nel porto di Genova, ma sono destinate a Monaco). Questo meccanismo nasce per evitare una doppia imposizione, ma se non adeguatamente controllato, può essere sfruttato per evitare il pagamento dell’IVA (se la merce non viene effettivamente trasferita nello Stato di destinazione, l’IVA non verrà mai versata);

Lo sportello unico per le importazioni si applica invece alle vendite a distanza di beni importati da Paesi terzi a Paesi UE, e consente il pagamento centralizzato dell’IVA (il venditore può dichiarare e versare centralmente l’IVA dovuta in tutti gli Stati Membri). Anche questo sistema si è dimostrato vulnerabile a frodi come la sotto fatturazione dei beni.

L’indagine della Corte dei Conti Europea:

Tra il 2021 e il maggio 2024, la Corte dei conti europea ha verificato se l’Unione Europea sia adeguatamente protetta da queste frodi. L’indagine ha preso in esame il quadro normativo europeo, i meccanismi di controllo e monitoraggio da parte della Commissione, e il livello di cooperazione tra Stati membri. Il risultato di questa indagine è chiaro: le misure attuali non sono sufficienti per prevenire, rilevare e contrastare in modo efficace le frodi IVA nelle importazioni. Nonostante i progressi, ci sono ancora troppe falle nei controlli e nella condivisione delle informazioni tra le varie autorità nazionali, ciò comporta che chi vuole approfittare del sistema, riesce ancora tranquillamente a farlo.

Debolezze rilevate dalla Corte:

La Corte ha evidenziato diverse criticità:

• Lacune e incoerenze normative a livello UE;

• Controlli deboli e disomogenei da parte degli Stati membri;

• Scarso coordinamento tra autorità doganali e fiscali;

• Monitoraggio inadeguato da parte della Commissione europea.

 

Queste falle normative e operative compromettono la capacità dell’Unione di proteggere i propri interessi finanziari, creando anche distorsioni nel mercato unico europeo. Il rischio è che l’UE continui a perdere miliardi di euro ogni anno, mentre le frodi diventano sempre più sofisticate e difficili da rilevare.

Le raccomandazioni della Corte dei Conti:

La Corte ha formulato delle proposte concrete per rafforzare la lotta contro le frodi IVA:

1. Rafforzare il quadro normativo dei regimi doganali semplificati, per garantire uniformità tra gli Stati membri;

2. Condurre un’analisi approfondita sull’attuazione delle regole attuali;

3. Introdurre l’obbligo di fornire prove di trasporto per le spedizioni nel regime doganale 42, a garanzia dell’effettiva destinazione;

4. Promuovere la cooperazione diretta tra le autorità nazionali doganali e fiscali;

5. Potenziare il ruolo di Eurofisc, la rete europea per la lotta alle frodi fiscali.

La relazione della Corte dei Conti europea ha messo in luce come la semplificazione del commercio deve sempre accompagnarsi a solidi meccanismi di controllo, che attualmente sono scarsi. Solo in questo modo sarà possibile contrastare efficacemente la criminalità fiscale che mina i bilanci pubblici e la fiducia di tutti noi cittadini europei nei confronti delle istituzioni.

Conclusione: un maggiore coinvolgimento della Procura Europea.

Ad oggi la Corte collabora attivamente con la Procura europea per assisterla nell’attività di lotta alle frodi contro il bilancio della UE. Secondo il suo rapporto annuale appena pubblicato, nel corso del 2024 la Corte ha segnalato all’Ufficio europeo per la lotta antifrode 19 casi di presunta frode rilevati nel corso del lavoro di audit svolto: di questi, ben sette di questi sono stati segnalati anche alla Procura europea Questo dato è in linea con quanto fatto nel 2023, quando la Corte aveva segnalato 20 casi di presunta frode all’OLAF, 17 dei quali segnalati anche all’EPPO.

In conclusione, è auspicabile una sempre maggiore sinergia tra Corte dei Conti e Procura europea.

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