Author: Marzia Catino
Committee: Audit Institutions Committee
Date: 13/07/2025
La mattina del 10 aprile si è svolta la conferenza conclusiva del corso “EPPO e Diritto UE: un passo avanti per l’integrazione”. L’evento ha registrato una partecipazione numerosa e ha previsto, tra i vari interventi, un approfondimento interamente dedicato alla normativa antiriciclaggio. Grazie ai contributi del Dott. Cesare Montagna e del Dott. Giuseppe Mancini, sono stati illustrati in modo chiaro e accessibile i principali aspetti della disciplina, con particolare attenzione agli obblighi a carico dei soggetti tenuti al rispetto della normativa.
Durante l’intervento, il Dott. Cesare Montagna ha affrontato il tema degli indicatori di anomalia in ambito antiriciclaggio. La normativa antiriciclaggio, di natura preventiva, prevede l’adozione di sistemi di attenzione che consentono ai soggetti obbligati (in particolare, soggetti privati) di individuare possibili anomalie nei comportamenti finanziari.
A supporto della spiegazione, il Dott. Montagna ha portato alcuni esempi pratici. Tra gli indicatori di anomalia richiamati e pubblicati dall’UIF (Unità di Informazione Finanziaria), è stato citato, ad esempio, il fattore età del soggetto richiedente. È importante sottolineare che tali indicatori non vanno interpretati in modo automatico, ma devono essere contestualizzati e valutati con criterio, applicando il principio di ragionevolezza. Occorre quindi capire se l’anomalia osservata possa effettivamente tradursi in un rischio concreto.
Un altro aspetto rilevante evidenziato dal Dott. Montagna riguarda la doppia natura degli indicatori di anomalia, che possono essere oggettivi o soggettivi.
• Gli indicatori soggettivi sono legati al comportamento del cliente. È fondamentale interrogarsi su come il cliente si comporti durante un’operazione finanziaria: è collaborativo? Fornisce tutte le informazioni necessarie per rispettare gli obblighi previsti dalla normativa antiriciclaggio?
• Gli indicatori oggettivi, d’altra parte, derivano da condizioni preesistenti e vengono individuati dalle autorità competenti, come il Comitato di Sicurezza Finanziaria (CSF). Questi sono raccolti, ad esempio, nel documento di Analisi Nazionale dei Rischi, e possono talvolta risultare controintuitivi.
La seconda parte dell’incontro è stata guidata dal Dott. Giuseppe Mancini, commercialista e presidente della Commissione Antiriciclaggio di Milano.
Nel suo intervento, il Dott. Mancini ha illustrato il ruolo della Commissione, impegnata nello studio, nell’interpretazione e nella diffusione della normativa antiriciclaggio, sottolineandone l’importanza non solo formale, ma soprattutto sostanziale.
Come ha spiegato, la normativa è stata pensata per prevenire due fenomeni altamente destabilizzanti per il sistema finanziario europeo: il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo. Per questo motivo, essa impone ai soggetti obbligati, tra cui anche i professionisti, una serie di controlli e attività di monitoraggio sui propri clienti, con lo scopo di intercettare tempestivamente operazioni sospette da segnalare agli organi competenti, in particolare alla Guardia di Finanza.
L’efficacia della normativa, ha sottolineato Mancini, risiede nella sua funzione preventiva: lo strumento chiave è infatti la segnalazione di operazioni sospette, che consente alle autorità di intervenire prima che si realizzi un illecito. In questo contesto, gli indicatori di anomalia, illustrati in precedenza dal Dott. Montagna, assumono un ruolo centrale.
Il Dott.Mancini ha poi ricordato che la normativa non è nata pensando ai professionisti. La sua origine risale al 1981, quando fu introdotta a livello comunitario e riguardava unicamente banche e istituti finanziari. Solo nel 2004, con il recepimento della seconda direttiva antiriciclaggio, è stata estesa anche ad altre categorie, compresi i professionisti. L’attuazione italiana è arrivata nel 2006, introducendo per i professionisti l’obbligo di identificare per iscritto i propri clienti. Un anno dopo, con la terza direttiva, è stato aggiunto l’obbligo dell’adeguata verifica.
Questo processo si compone di quattro fasi principali:
• Identificare il cliente;
• Verificare l’identità del titolare effettivo;
• Comprendere lo scopo della prestazione richiesta;
• Valutare le modalità con cui la prestazione deve essere eseguita.
Solo attraverso questo percorso è possibile garantire coerenza, trasparenza e legittimità nella prestazione professionale. Inoltre, il professionista è tenuto a mantenere aggiornati i dati raccolti e a monitorare costantemente l’eventuale insorgenza di comportamenti anomali, da segnalare se necessario alle autorità competenti.
Tuttavia, come ha evidenziato il Dott. Mancini, l’applicazione della normativa non è priva di difficoltà. Si tratta infatti di un impianto complesso e impegnativo, pensato inizialmente per gli istitutivi finanziari bancari. Il passaggio ai professionisti, avvenuto nel 2004, non è stato gestito in modo pienamente efficace: permangono riferimenti e formulazioni tipiche del settore bancario, che rendono talvolta difficile la piena applicazione della normativa in ambito professionale.