Authors: Beatrice De Stefani, Luna Maria Mandruzzato
Committee: Date: 12/06/2026

Negli ultimi anni l’intelligenza artificiale è entrata sempre di più nella vita quotidiana, non solo nei social, nella scuola o nel lavoro, ma anche in ambiti molto delicati come quello della giustizia. Quando si parla di IA generativa, cioè di strumenti capaci di produrre testi, riassunti, bozze o analisi a partire da dati e indicazioni fornite dall’utente, viene spontaneo chiedersi quale possa essere il suo ruolo nel lavoro di magistrati, procuratori e professionisti del diritto.

Il tema è particolarmente importante perché la giustizia non riguarda solo regole astratte, ma persone, diritti, responsabilità e decisioni che possono avere conseguenze molto concrete. Per questo motivo, secondo noi, il punto non è immaginare un futuro in cui l’intelligenza artificiale sostituisce il magistrato, ma capire come possa aiutarlo a lavorare meglio, più velocemente e con maggiore consapevolezza. In questo senso si può parlare di “giustizia aumentata”: una giustizia in cui la tecnologia diventa uno strumento di supporto, senza togliere centralità al giudizio umano.

Un primo esempio riguarda la redazione di bozze di documenti. Nel lavoro quotidiano di un magistrato o di un procuratore vengono prodotti molti atti, relazioni, sintesi e comunicazioni. L’IA generativa può aiutare a organizzare le informazioni, creare una prima traccia di un testo, riassumere documenti lunghi o evidenziare i passaggi più rilevanti. Questo non significa che il documento finale venga scritto “dalla macchina”, perché il controllo, la responsabilità e la valutazione restano sempre in mano al professionista. Tuttavia, avere uno strumento che aiuta nella fase iniziale può permettere di risparmiare tempo e concentrarsi sugli aspetti più complessi del caso.

Un altro ambito interessante è quello della verifica della conformità. Nel diritto, rispettare procedure, norme e requisiti è fondamentale. Pensiamo, per esempio, agli appalti pubblici, dove bisogna controllare che documenti, offerte e passaggi amministrativi siano corretti e coerenti con le regole previste. Strumenti digitali basati sull’intelligenza artificiale potrebbero aiutare a individuare incongruenze, mancanze o elementi sospetti. Anche in questo caso, però, non si tratta di affidare una decisione automatica a un software, ma di usare la tecnologia come un “campanello d’allarme” che segnala ciò che merita maggiore attenzione.

Collegato a questo c’è anche il tema della stima dei prezzi negli appalti. L’IA può essere utilizzata per confrontare grandi quantità di dati, individuare valori medi di mercato e segnalare eventuali anomalie. Per un procuratore o per chi lavora nel controllo della legalità, questo può essere utile per riconoscere situazioni poco chiare, come prezzi troppo alti, troppo bassi o non giustificati. Naturalmente, un numero da solo non basta mai per stabilire se ci sia un’irregolarità, ma può aiutare ad orientare meglio le verifiche.
Tutto questo porta però anche a nuove responsabilità. Il procuratore del futuro non potrà limitarsi a conoscere solo le norme giuridiche, ma dovrà sviluppare anche competenze digitali. Non significa diventare un programmatore, ma saper comprendere almeno il funzionamento generale degli strumenti che utilizza, i loro limiti e i rischi collegati. L’intelligenza artificiale, infatti, può commettere errori, produrre informazioni non corrette o riflettere pregiudizi presenti nei dati con cui è stata addestrata. Per questo è fondamentale che chi la usa abbia spirito critico e non consideri mai il risultato prodotto da un algoritmo come automaticamente vero.

Secondo noi, uno dei rischi principali è quello di fidarsi troppo della tecnologia. Se un sistema produce una risposta ordinata, scritta bene e apparentemente convincente, può sembrare affidabile anche quando non lo è del tutto. Nel campo della giustizia questo sarebbe molto pericoloso, perché ogni decisione deve essere motivata, verificabile e rispettosa dei diritti delle persone coinvolte. La tecnologia può velocizzare alcune attività, ma non può sostituire l’etica, la responsabilità e la capacità di interpretare situazioni complesse.

Proprio per questo, secondo noi, diventano fondamentali anche i progetti accademici e di simulazione, come il role play e i vr game. Queste attività possono aiutare i professionisti del futuro a prepararsi in modo più concreto, perché permettono di sperimentare situazioni simili a quelle reali, ma in un contesto protetto e formativo. Nel caso del diritto e della giustizia, infatti, non basta conoscere le norme: bisogna anche imparare a ragionare, confrontarsi, prendere decisioni e valutare le conseguenze delle proprie scelte.

Il role play, ad esempio, può essere molto utile perché permette agli studenti di assumere ruoli diversi all’interno di una situazione giuridica o amministrativa. Una persona può interpretare il procuratore, un’altra l’avvocato, un’altra ancora un funzionario pubblico, un’impresa o un cittadino coinvolto. In questo modo si comprende meglio che ogni decisione nasce da un confronto tra interessi, responsabilità e punti di vista differenti. Per un futuro magistrato o procuratore, questo tipo di esercizio può aiutare a sviluppare capacità di ascolto, argomentazione e valutazione critica.

Anche i vr game, cioè le simulazioni in realtà virtuale, possono rappresentare uno strumento interessante per la formazione. Attraverso ambienti digitali realistici, i partecipanti possono trovarsi davanti a casi complessi, documenti da analizzare, dati da confrontare o situazioni in cui bisogna scegliere come procedere. Il vantaggio è che si può imparare facendo, senza il rischio di produrre conseguenze reali. Questo rende l’apprendimento più coinvolgente e permette di allenare competenze pratiche che spesso, con il solo studio teorico, restano più difficili da sviluppare.

Questi strumenti possono essere utili anche per abituare i futuri professionisti a lavorare con l’intelligenza artificiale in modo consapevole. In una simulazione, ad esempio, si potrebbe chiedere ai partecipanti di usare un sistema di IA per riassumere documenti, individuare anomalie in un appalto o controllare la coerenza di alcuni dati. Successivamente, però, sarebbe necessario verificare il risultato, discuterlo e capire se sia davvero corretto. In questo modo si impara che l’IA può essere un supporto importante, ma che il giudizio finale deve restare umano.

Secondo noi, il valore principale di questi progetti è proprio questo: preparare i professionisti del futuro non solo a conoscere le tecnologie, ma anche a usarle con senso critico. Un procuratore del futuro dovrà saper leggere dati, comprendere strumenti digitali, collaborare con esperti informatici e riconoscere i limiti degli algoritmi. Allo stesso tempo, dovrà mantenere capacità tipicamente umane, come l’equilibrio, la responsabilità, l’empatia e l’attenzione ai diritti delle persone.

Per questo esperienze come il role play e i vr game non sono semplicemente attività “alternative” o più coinvolgenti, ma possono diventare veri strumenti di formazione. Permettono di collegare teoria e pratica, diritto e tecnologia, studio individuale e lavoro di gruppo. In un mondo in cui la giustizia sarà sempre più attraversata dal digitale, imparare attraverso simulazioni può aiutare i futuri magistrati, procuratori e professionisti del diritto ad affrontare problemi complessi con maggiore preparazione.

Nel caso di un futuro procuratore, queste competenze saranno sempre più necessarie. Il professionista dovrà sapersi muovere tra norme, dati, tecnologie e relazioni umane. Dovrà essere capace di usare strumenti innovativi senza perdere di vista il senso della giustizia. Per questo, esperienze come STEPPO possono essere utili: permettono di osservare temi attuali da una prospettiva diversa e di capire meglio come il mondo del diritto stia cambiando.

In conclusione, l’intelligenza artificiale può rappresentare una grande opportunità per la giustizia, ma solo se viene utilizzata con attenzione. Può aiutare i magistrati a gestire documenti, controllare dati, individuare anomalie e rendere alcune attività più efficienti. Tuttavia, non deve diventare una scorciatoia o un sostituto del ragionamento umano. Il procuratore del futuro dovrà quindi essere non solo competente dal punto di vista giuridico, ma anche consapevole dal punto di vista digitale ed etico.

La vera sfida sarà trovare un equilibrio: usare la tecnologia per migliorare il lavoro della giustizia, senza dimenticare che al centro devono restare le persone, i diritti e la responsabilità delle decisioni. In questo senso, la giustizia aumentata non dovrebbe essere una giustizia meno umana, ma una giustizia più preparata ad affrontare la complessità del futuro.

 

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