Author: Pietro Nacci
Committee: Fondi per la Coesione Sociale Committee
Date: 29/03/2026
L’impegno dell’Unione Europea nel promuovere la coesione economica e sociale tra gli Stati membri si è intensificato drasticamente negli ultimi anni attraverso un’articolata architettura di strumenti finanziari che affiancano i pilastri storici della programmazione comunitaria[1]. Accanto a fondi consolidati come il Fondo Sociale Europeo (ESF/ESF+)[2], il Fondo di Coesione[3] e il Just Transition Fund[4], si è infatti inserito NextGenerationEU[5], il massiccio piano di rilancio introdotto per contrastare gli effetti della pandemia e accelerare la modernizzazione del continente. Il fulcro operativo di questa strategia è rappresentato dalla Recovery and Resilience Facility (RRF)[6], un dispositivo che mobilita centinaia di miliardi di euro per finanziare riforme strutturali e investimenti in ambiti considerati vitali per il futuro dell’Unione. Questi interventi si concentrano prioritariamente sulla transizione ecologica e le energie rinnovabili, sulla digitalizzazione del sistema economico, sul potenziamento della sanità, della ricerca e della formazione, oltre che sullo sviluppo di infrastrutture per la mobilità sostenibile e sulla competitività delle imprese. Oltre agli obiettivi di crescita tecnica e industriale, tali risorse possiedono una profonda valenza sociale, poiché sono finalizzate a ridurre le disparità territoriali, ottimizzare l’efficienza dei servizi pubblici e rendere il mercato del lavoro più inclusivo e resiliente di fronte alle sfide globali.
Entro la fine del 2026 gli Stati membri dovranno completare tutti gli obiettivi e presentare le richieste finali di pagamento. Nonostante l’imminenza di tale termine, i dati rilevano che alla fine del 2025 era stato erogato soltanto il 50% circa delle risorse complessive[7], lasciando una quota estremamente rilevante di capitali ancora da distribuire nell’ultima fase del programma.
Questa massiccia immissione di liquidità ha indotto le istituzioni dell’Unione a innalzare drasticamente i livelli di vigilanza sulla gestione dei fondi, con un ruolo centrale ricoperto dall’EPPO nel monitoraggio e nella repressione degli illeciti che danneggiano il bilancio comunitario. Il bilancio operativo della Procura europea al 31 dicembre 2025 contava infatti ben 518 indagini legate a NextGenerationEU, la quasi totalità delle quali (512 casi) riferite specificamente alla Recovery and Resilience Facility, arrivando a costituire circa il 21% dell’intero volume di inchieste attive sulle frodi relative alla spesa dell’Unione[8]. Il quadro complessivo delineato dal rapporto annuale descrive uno scenario investigativo imponente che coinvolge 1.419 reati e quasi 2.000 soggetti indagati, con un impatto economico stimato in oltre 5 miliardi di euro di potenziali danni alle finanze europee[9].
Le indagini condotte evidenziano come le condotte illecite relative ai fondi di NextGenerationEU si concentrino primariamente su due fronti, distinguendo tra le frodi non legate agli appalti pubblici, spesso attuate tramite la falsificazione di documenti per ottenere sovvenzioni, e le frodi nelle procedure di gara, che pur essendo numericamente inferiori generano danni economici decisamente più rilevanti. Tra le metodologie fraudolente più ricorrenti emergono la presentazione di dati mendaci o lacunosi per accedere ai contributi comunitari, l’utilizzo di fatturazioni e contratti artefatti e l’invio di dichiarazioni mendaci volte a occultare la mancanza dei requisiti di idoneità necessari. Un fenomeno critico riguarda inoltre l’abuso di incentivi destinati all’innovazione tecnologica, dove progetti legati a settori d’avanguardia come l’intelligenza artificiale o la blockchain sono stati strumentalizzati mediante l’emissione di fatture false per consulenze informatiche mai prestate o per personale inesistente. Il rapporto identifica specifiche aree di investimento della Recovery and Resilience Facility come particolarmente esposte a tali rischi, citando in particolare i progetti per le energie rinnovabili e il fotovoltaico, gli interventi di efficientamento energetico nell’edilizia, i programmi di potenziamento sanitario e le grandi infrastrutture verdi. In diverse occasioni sono state inoltre accertate manipolazioni delle gare d’appalto, realizzate attraverso la predisposizione di bandi con requisiti tecnici eccessivamente restrittivi atti a favorire determinati operatori economici, o tramite l’insorgere di conflitti di interesse tra la pubblica amministrazione e le imprese aggiudicatarie. Complessivamente, l’impatto economico derivante da fenomeni di corruzione e appropriazione indebita nell’ambito dei progetti legati a NextGenerationEU è stimato in circa 2,05 miliardi di euro.
L’Italia rappresenta uno dei principali beneficiari del programma NextGenerationEU, soprattutto attraverso il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR)[10].
Questo rende il paese uno degli attori centrali nel processo di attuazione delle politiche europee di coesione e ripresa economica. Allo stesso tempo, la dimensione dei finanziamenti rende fondamentale rafforzare i sistemi di controllo, trasparenza e monitoraggio.
L’esperienza delle indagini europee dimostra infatti che criminalità organizzata, reti economiche e corruzione amministrativa possono cercare di infiltrarsi nei programmi di finanziamento europeo, sfruttando la complessità dei sistemi di gestione e la velocità di erogazione dei fondi.
I fondi europei per la coesione sociale e lo sviluppo rappresentano uno strumento essenziale per ridurre le disparità tra regioni e promuovere una crescita sostenibile. Il programma NextGenerationEU, in particolare, costituisce uno dei più grandi interventi economici mai realizzati dall’Unione europea.
Tuttavia, l’ampiezza delle risorse mobilitate richiede sistemi di controllo efficaci e una forte cooperazione tra istituzioni europee e autorità nazionali. Solo attraverso una gestione trasparente e rigorosa sarà possibile garantire che queste risorse contribuiscano realmente alla ripresa economica, alla transizione verde e alla coesione sociale, obiettivi centrali per il futuro dell’Europa e dei suoi Stati membri.
[1] Regolamento (UE) 2021/241 del Parlamento europeo e del Consiglio del 12 febbraio 2021 che istituisce il dispositivo per la ripresa e la resilienza, in GUUE, L 57, 18 febbraio 2021.
[2] Commissione europea, European Social Fund Plus (ESF+), disponibile su: https://ec.europa.eu/european-social-fund-plus/en
[3] Commissione europea, Cohesion Fund, disponibile su: https://ec.europa.eu/regional_policy/funding/cohesion-fund_en
[4] Commissione europea, Just Transition Fund, disponibile su: https://ec.europa.eu/regional_policy/funding/just-transition-fund_en
[5] Commissione europea, NextGenerationEU – Recovery Plan for Europe, disponibile su: https://commission.europa.eu/strategy-andpolicy/recovery-plan-europe_en
[6] Commissione europea, Recovery and Resilience Facility, disponibile su: https://commission.europa.eu/business-economy-euro/economicrecovery/recovery-and-resilience-facility_en
[7] Commissione europea, Recovery and Resilience Scoreboard, disponibile su: https://ec.europa.eu/economy_finance/recovery-andresilience-scoreboard/
[8] EPPO, Annual Report 2025, cit., dati sulle indagini relative al programma NextGenerationEU e alla Recovery and Resilience Facility.
[9] EPPO, Annual Report 2025, cit., sezione relativa alle tipologie di frodi nei finanziamenti europei.
[10] Commissione europea, Italy’s Recovery and Resilience Plan, disponibile su: https://commission.europa.eu/business-economyeuro/economic-recovery/recovery-and-resilience-facility/italys-recovery-and-resilience-plan_en